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Mercoledì 15 Aprile 2020

Bollettino Essence n.10


Monza, 15-04-2020

 

Il HIV (virus di immunodeficienza umana) è un altro virus animale che ha “fatto il salto” alla razza umana, causando negli anni ’80 l’epidemia di AIDS (sindrome di immuno-deficienza acquisita). Questo virus andrebbe trattato al plurale, perché nello scorso secolo il HIV si è evoluto in circa una dozzina di versioni diverse per sopravvivere e propagarsi; lo studio di queste mutazioni successive ha permesso agli epidemiologi americani di ricostruirne precisamente il cammino.

Il virus pre-esisteva in alcune specie di scimmie (cercopitechi verdi e macachi) dell’Africa equatoriale, che ne erano immunizzate; probabilmente a seguito di un combattimento fra primati di specie diversa, è passato agli scimpanzé, dei quali ha causato la quasi estinzione in ampie zone del bacino del fiume Congo.

Il “salto” alla specie umana avvenne da un singolo contatto fra uno scimpanzé e un uomo nel Camerun del sud-est, nel 1908. Nei trent’anni successivi il virus HIV (che infatti appartiene alla categoria dei lentovirus) seguì pazientemente la corrente del fiume Congo, per arrivare a Brazzaville e Léopoldville (oggi Kinshasa), i centri principali del Congo, allora colonia belga. Qui negli anni ’40 e ’50 conobbe una prima esplosione, a seguito delle campagne di vaccinazioni contro malaria e febbre gialla (altri virus di origine animale) indette dal governo belga: infatti, milioni di persone furono vaccinate in condizioni igieniche molto precarie, e in alcune zone lo stesso ago fu usato per vaccinare sino a mille individui diversi. Ma la conseguente propagazione del virus pass  inosservata all’epoca, per la pre-esistente altissima mortalità locale e le scarse analisi sulle cause dei decessi.

Negli anni ’60 il virus ha attraversato l’oceano Atlantico a causa di un programma di aiuti internazionali che prevedeva lo stanziamento nello Zaire (il nome che il Congo aveva adottato in quel periodo) di migliaia di insegnanti haitiani; uno di questi ultimi ha contratto sessualmente il virus in Africa e, ritornato nel suo Paese, lo ha poi trasmesso nello stesso modo ad un turista americano, un omosessuale di New York, nel 1969. Nella metropoli, il virus è ancora una volta rimasto strisciante per quasi dieci anni, per poi esplodere negli anni ‘80 nelle comunità di gay, di tossicodipendenti e di emofiliaci, provocando 30 milioni di morti. Ancora oggi, 34 milioni di persone sono malate di AIDS, e una cura non è prevedibile nei prossimi anni.

Un altro virus con origini simili (trasmessoci da un animale dell’Africa equatoriale) ma con una “strategia” diversissima è l’Ebola, che prende il nome dal fiume del Congo lungo il quale nel 1976 si sono riscontrati i primi casi. Nel corso di trent’anni il virus è riapparso e scomparso per cinque volte, da una costa all’altra dell’Africa equatoriale (Congo, Camerun, Sudan), sotto forma di esplosioni, violente e brevissime, di febbre emorragica. Ogni volta, il bagaglio genetico del virus era almeno del 30% diverso da quella precedente, e l’epidemia è restata locale, anche in virtù dell’altissimo tasso di mortalità (50-80%); ad oggi, i patologi non hanno individuato alcun vaccino.

Sia per HIV che per Ebola, il passaggio da animale a uomo è riconducibile a pratiche alimentari: ogni anno nel bacino del Congo vengono mangiati 5 milioni di metri cubi di carne di specie selvagge (principalmente scimpanzé, gorilla, pipistrelli, ippopotami e elefanti). Non sempre questo tipo di consumo risponde ad un reale fabbisogno alimentare; spesso gli animali non vengono consumati localmente, ma sono contrabbandati nelle città come prelibatezze. In altri casi, la matrice del consumo è rituale: alcune popolazioni locali osservano il c.d. rituale Beka, per il quale la circoncisione dei bambini viene celebrata con il consumo di braccia di scimpanzé.

Chi fra i lettori si sentisse ora percorso da un brivido xenofobo, farebbe bene a ricredersi subito: come vedremo prossimamente, non c’è alcun bisogno di raggiungere destinazioni esotiche per incontrare l’orrore.

Fonti: Eating Apes, D. Peterson (2004); The Song of the Dodo, D. Quammen (1996); Spillover, D. Quammen (2012); sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Tom Hanks e Matthew McConaughey in Philadelphia (1993) e Dallas Buyers Club (2013), due film che descrivono il forte connotato sociale dell’AIDS, un virus lento e selettivo (tutto l’opposto del nostro nemico attuale: dalla sua individuazione in gennaio, il Coronavirus ha già fatto registrare otto cambi genetici diversi, a seconda delle zone geografiche).

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